Credito fiscale e partnership pubblico-privato: un nuovo modello di riscossione

La gestione dei crediti fiscali, anche quando affidata a soggetti esterni o organizzata secondo modelli operativi di tipo privatistico, non perde la propria natura pubblicistica.

L’attività di accertamento, gestione e recupero del credito tributario è infatti funzionalmente collegata all’esercizio della potestà impositiva e, come tale, resta soggetta ai principi di cui agli artt. 3 e 97 Cost.: legalità, imparzialità, trasparenza, buon andamento e parità di trattamento.

L’esternalizzazione incide esclusivamente sul modulo organizzativo, non sul regime giuridico della funzione esercitata.

 

In questo quadro, l’adozione di tecniche proprie del credit management – segmentazione del portafoglio, scoring del debitore, strategie differenziate di recupero – è ammissibile solo se ancorata a criteri oggettivi, predeterminati e verificabili, idonei ad escludere trattamenti selettivi o discriminatori.

 

Diversamente, il rischio è quello di introdurre logiche di convenienza economica incompatibili con l’eguaglianza sostanziale dei contribuenti e con i vincoli costituzionali che presidiano l’azione amministrativa.

 

La vera sfida sistemica consiste dunque nel coniugare efficienza gestionale e rispetto rigoroso dei principi pubblicistici: nei crediti fiscali, la tecnica organizzativa può evolvere, ma la natura della funzione resta invariata.

 

In occasione del convegno Ecosistema credito: sfide e opportunità, svoltosi a Roma lo scorso 4 dicembre, abbiamo intervistato sul tema l’Avv. Vincenzo Fedele, Consulente Giuridico della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, e Managing Partner di Fedele & Partners Studio Legale.

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